Il Desiderio di Vetro
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C'è un momento, tra il sonno e la veglia, in cui i desideri prendono forma.
Non sono parole. Non sono pensieri chiari. Sono luci pulsanti nel buio, fragili come vetro liquido, luminose come promesse non ancora pronunciate.
Questa pianta non esiste. Non può esistere.
Eppure la vedi.
Le sue venature blu elettrico scorrono come sangue di stelle, portando energia da un mondo che non hai mai visitato ma che riconosci. Un mondo dove i desideri non si nascondono nel cuore—crescono, traslucidi e impossibili, visibili a chiunque abbia il coraggio di guardarli davvero.
Ogni foglia è un "vorrei" mai detto ad alta voce.
Ogni ramo è un "se solo" che hai seppellito sotto la razionalità.
Ogni radice affonda in quella parte di te che sa, che ha sempre saputo, cosa vuoi veramente—anche quando fingi di non saperlo.
I desideri sono creature aliene.
Non appartengono alla logica. Non seguono le regole del possibile. Crescono nel buio, si nutrono di luce interiore, brillano più forte quando tutto intorno è nero.
E come questa pianta di vetro liquido, sono fragili.
Un movimento brusco, una parola sbagliata, la paura di sembrare ridicoli—e si frantumano. Tornano nell'ombra. Scompaiono come se non fossero mai esistiti.
Ma erano lì.
Lo sai che erano lì.
La mia pianta di vetro
Ricordo il mio primo desiderio impossibile.
Avevo dodici anni e volevo creare mondi. Non sapevo come chiamarlo allora—non conoscevo le parole "artista", "scrittore", "creatore". Sapevo solo che dentro di me c'era qualcosa che brillava, qualcosa che voleva uscire e prendere forma.
Ma i desideri a dodici anni sono pericolosi. Gli adulti ti guardano con quel sorriso condiscendente e ti dicono: "Sii realista". "Trova un lavoro vero". "L'arte non paga le bollette".
E così ho fatto quello che fanno tutti: ho spento la luce.
Ho seppellito quel desiderio sotto strati di pragmatismo, di "dovrei", di "è meglio che". L'ho nascosto così bene che per anni ho dimenticato che esistesse.
Ma i desideri non muoiono. Si cristallizzano.
Diventano duri, trasparenti, freddi. Restano lì, nel buio, aspettando. E ogni tanto—in un momento di silenzio, in una notte insonne, in un attimo rubato tra un impegno e l'altro—brillano.
Una luce blu elettrico nel buio.
Un sussurro: "Sono ancora qui. Mi ricordi?"
Il giorno in cui ho smesso di potare
Tre anni fa ho preso una decisione.
Ho smesso di dire "un giorno". Ho smesso di aspettare il momento perfetto, il permesso di qualcun altro, la sicurezza assoluta che tutto sarebbe andato bene.
Ho guardato quella pianta di vetro—quel desiderio cristallizzato—e ho detto: "Cresci".
Non è stato facile. I desideri che hai soffocato per anni non si fidano subito. Sono cauti, timidi, pronti a ritirarsi al primo segno di pericolo. Devi annaffiarli con costanza. Devi proteggerli dalle voci che dicono "stai perdendo tempo". Devi credere in loro anche quando sembrano ridicoli, impossibili, troppo fragili per sopravvivere.
Ma se lo fai—se davvero lo fai—succede qualcosa di straordinario.
Iniziano a brillare più forte.
Le venature si illuminano. Le radici si approfondiscono. E un giorno ti svegli e realizzi che quella cosa impossibile, quel desiderio alieno che non doveva esistere, è diventato reale.
Non nel modo che immaginavi. Mai nel modo che immaginavi.
Ma reale.
Cosa succederebbe se li lasciassi crescere?
Questa è la domanda che ti faccio oggi.
Qual è il tuo desiderio di vetro? Quello che hai nascosto, quello che hai deciso era "troppo", quello che hai etichettato come "impossibile" o "stupido" o "non per me"?
Cosa succederebbe se smettessi di potarlo?
Se smettessi di soffocarlo con il "sii realista", con il "non è il momento", con il "cosa penseranno gli altri"?
Cosa succederebbe se lo annaffiassi invece?
Forse diventrebbe enorme. Forse ti spaventerebbe. Forse brillerebbe così forte da illuminare tutto quello che hai tenuto nascosto—le paure, le insicurezze, i "non sono abbastanza".
O forse—semplicemente—fiorirebbe.
E tu scopriresti che quella luce blu elettrico che hai visto nel buio non era un'illusione. Era un segnale. Una mappa verso qualcosa che solo tu puoi creare.
Le piante aliene esistono
Questa pianta che vedi nell'immagine non esiste in natura.
L'ho creata. L'ho immaginata, l'ho visualizzata, l'ho portata alla luce. È fatta di pixel e algoritmi, di luce digitale e immaginazione.
Ma esiste.
Esiste perché ho smesso di chiedermi "è possibile?" e ho iniziato a chiedermi "cosa succederebbe se?".
Esiste perché ho dato forma a qualcosa che prima viveva solo nel buio della mia mente.
Esiste perché ho scelto di farla esistere.
E il tuo desiderio? Quello che brilla nel buio, quello che pulsa con luce blu elettrico, quello che continua a sussurrare "sono ancora qui"?
Può esistere anche quello.
Non nel modo che immagini. Non seguendo le regole del possibile. Non chiedendo permesso.
Ma può esistere.
Se scegli di lasciarlo crescere.
Un invito
Ti lascio con una domanda.
Chiudi gli occhi per un momento. Vai in quel luogo tra il sonno e la veglia, dove le cose impossibili diventano visibili.
Cosa vedi?
Quale luce blu elettrico pulsa nel tuo buio?
Quale desiderio di vetro stai lasciando crescere—o stai frantumando?
Quale pianta aliena sta aspettando che tu le dia il permesso di esistere?
Scrivimelo nei commenti. Condividi il tuo desiderio di vetro. Dagli voce. Dagli luce.
Perché i desideri che restano nel buio si cristallizzano.
Ma quelli che porti alla luce?
Quelli crescono.
Questa pianta fa parte della collezione "Ethereal Botanicals"—una serie di creature impossibili nate dall'incontro tra arte digitale e immaginazione. Ogni immagine è un invito a credere nell'impossibile, a dare forma ai desideri, a lasciare che le piante aliene crescano.
Scopri l'intera collezione su KARMEN-ITA Gallery.
— Carmine Caredda
Artist & Creator
KARMEN-ITA